venerdì 24 novembre 2023

Kant 4 - La Deduzione e lo Schematismo Trascendentale.

Classi 4° A/B/C Linguistico

La deduzione trascendentale.


La soluzione proposta da Kant pone però dei nuovi problemi. Le categorie appartengono alla sfera del pensiero, ma pretendono di essere valide anche per la realtàKant ritiene infatti che la conoscenza non riguardi esclusivamente soltanto le nostre idee, ma anche la nostra esperienza.

Tale pretesa da parte del nostro intelletto però dev’essere giustificata o, come dice Kant usando un termine giuridico, dev’essere dedotta: all'interno di un tribunale la deduzione consiste nel dimostrare la legittimità di una questione di fatto, come dimostrare di essere i proprietari della macchina che stiamo guidando e quindi di non averla rubata. Si rende quindi necessario giustificare l'uso delle categorie per organizzare i dati della nostra esperienza, visto che le categorie sono per Kant del tutto indipendenti dall'esperienza stessa. Kant afferma quindi che é necessario presupporre che la conoscenza sia conoscenza di un soggettocioè di qualcuno che possiede nel suo intelletto tutte le categorie e che sia in grado di operare una sintesi di tutti i dati che esse gli forniscono.

Kant definisce questo soggetto, che ha il compito di unire e di organizzare tali esperienze, come “Io penso”, riferendosi ad esso non come a singoli individui, ma al soggetto in generale, cioè alla nostra consapevolezza di poter conoscere. Proprio in quanto spazio unitario, all'interno dell'intelletto, che ordina le nostre esperienze mediante le categorieKant chiama tale funzione anche appercezione trascendentale, prendendo in prestito il termine da Leibniz, per sottolineare come l'Io penso sia legato alla consapevolezza di ogni individuo di poter conoscereindipendentemente dal contenuto di conoscenza specifico che é oggetto del nostro pensiero

Se le categorie possono essere paragonate ad una serie di perle che sono destinate a rimanere staccate l'una dall'altra se non vengono unite insieme, l'Io penso rappresenta proprio il filo che permette alle singole perle di diventare una collana unita e completa. 

Un altro esempio che permette di meglio comprendere le relazioni esistenti tra le categorie e l'Io penso é quello di paragonare il nostro intelletto ad una biblioteca in cui le categorie sono i vari scaffali in cui le informazioni sensoriali, i libri, vengono accuratamente archiviati da un bibliotecario solerte, l'Io penso appunto, che ha il compito di classificare le esperienze secondo la loro tipologia e il loro genere: quando noi abbiamo bisogno di un libro specifico, in questo caso particolare di un ricordo specifico, o di più di uno, l'Io penso ha il compito di fornircelo, recuperandolo dallo scaffale giusto e, tramite la memoria, di metterlo in relazione con una qualche esperienza attuale: non é compito dell'Io penso né decidere cosa archiviare e cosa no, né tanto meno decidere di modificare il contenuto dei singoli libri, ma soltanto di organizzare la loro archiviazione e recupero. Secondo Kant l'Io penso é quella funzione che mi permette di dire «Io conosco» e che permette a Kant di superare il problema che era stato posto da Hume che aveva identificato l'io con un fascio di percezioni, criticando l'idea di sostanza.

Kant é d'accordo con Hume in quanto nega in modo deciso che si possa considerare l'Io penso come una sostanza, né tanto meno riferirla all'esistenza di un'anima immortaleKant sottolinea come si tratti esclusivamente di una funzione dell'intelletto ed esiste soltanto in relazione al processo conoscitivoKant sostiene anche che l'Io penso non si deve identificare nemmeno come coscienza dell'individuo, ma come una condizione generale della conoscenza che é presente in tutti gli uomini e per questo é del tutto universale ed impersonale: in ogni uomo, infatti, esiste  come funzione della conoscenza che non dipende dalla volontà del singolo individuo, ma che si trova in tutti gli uomini e funziona allo stesso modo, in quanto per Kant le strutture della conoscenza sono logiche, e quindi identiche in tutti gli uomini, e non psicologiche come aveva sostenuto Hume; di conseguenza non variano da un soggetto conoscente ad un altro in quanto sono strutture del conoscere che caratterizzano il funzionamento del pensiero in tutti gli uomini in modo universale e necessario.


Lo schematismo trascendentale.


Dopo aver Kant giustificato sia il ruolo delle categorie, sia dell'Io penso, nella nostra conoscenza, egli cerca la strada per una possibile mediazione tra i dati sensibili da una parte e i concetti puri o categorie dall'altro: il pensiero infatti non può dare forma in modo diretto all'esperienza e ciò rende appunto necessaria una mediazione che sia in grado di dare forma sensibile ai concetti e una dimensione formale ai dati empirici. Tale mediazione é per Kant rappresentata dallo schema trascendentale. Il termine schema di solito viene usato per rappresentare in forma grafica e stilizzata le caratteristiche comuni di una qualche realtà: ad esempio posso voler schematizzare le caratteristiche di un cane in forma stilizzata e il mio disegno schematico non rappresenterà un cane particolare, ma le caratteristiche comuni a tutti i cani, cioè proprie del concetto di cane.

Poiché le categorie o concetti puri dell'intelletto non sono ovviamente in grado di disegnare, i dati della sensazione, che sono organizzati mediante le forme a priori di spazio e tempo, le intuizioni pure della sensibilità, saranno organizzati mediante lo spazio per quanto riguarda l'esperienza esterna e il tempo per quanto riguarda l'esperienza interna e, indirettamente, anche quella esterna, visto che comunque é sempre un'esperienza vissuta dal soggetto. Da ciò ne consegue che il tempo condiziona ogni esperienza possibile e gli schemi trascendentali sono, di conseguenza, organizzati secondo il tempo. Secondo Kant esiste una facoltà specifica, chiamata immaginazione produttiva, che adatta il tempo in modo da renderlo aderente ai concetti puri, costringendo quindi le nostre sensazioni ad organizzarsi secondo una certa forma: ad esempio per la causalità lo schema trascendentale sarà la successione in quanto le sensazioni dovranno presentarsi continue e conseguenti nel tempo: se piove, tale sensazione mi convincerà che allora mi bagnerò se non aprirò l'ombrello; perché infatti vi sia casualità é necessario che due fenomeni siano presenti contemporaneamente, ma anche che entrambi i fenomeni permangano in un dato tempo in modo da permettere al soggetto di poterli percepire come successione.


I principi sintetici dell'intelletto puro.


Kant ha stabilito quindi la legittimità della conoscenza mediante l'Io penso e lo schematismo trascendentale, basata sulle categorie che modellano l'esperienza, cioè giustificano il fatto che le nostre strutture di conoscenza strutturano gli oggetti dell'esperienza. In questo modo Kant riesce anche a giustificare i presupposti della conoscenza scientifica, il cui carattere universale non è dato dall'oggettività delle leggi scientifiche, ma dai concetti a priori che danno forma ai dati dell'esperienza. Affinché la conoscenza possa essere definita come scientifica, l'esperienza deve però seguire delle regole particolari, cioè l'esperienza deve sottomettersi ai principi sintetici dell'intelletto puro: secondo Kant sono tali principi a garantire la scientificità di scienze come la fisicaKant non ha l'obiettivo di negare il libero arbitrio, ma d’individuare i principi che regolano la fisica quale scienza. Ad ogni categoria corrisponde un principio e, in qualche gruppo di categorie, presenta inoltre un principio generale.

Uno dei principi considerati fondamentali da Kant per regolare la conoscenza scientifica, ad esempio, é il determinismo che indica come i diversi fenomeni presenti in natura sono collegati tra loro in modo necessario e che governa le categorie di relazione; un altro esempio di principio che regola la categoria di sostanza é il principio di conservazione della materia che afferma che in ogni cambiamento dei fenomeni, la sostanza rimane invariata e la sua quantità non aumenta e non diminuisce; il principio, invece, che corrisponde alla categoria di causalità afferma che tutti i cambiamenti tra i fenomeni che avvengono in natura sono legati dal nesso di causa ed effetto, cioè secondo un rigido meccanicismoKant afferma che la fisica é regolata da questi principi e che, se vogliamo studiare la natura in modo scientifico, dobbiamo necessariamente seguirli. La conoscenza scientifica della natura é dunque possibile se rispettiamo questi principi. Per quanto riguarda le categorie di quantità e qualità, la formulazione del principio sintetico è unica e stabilisce che i dati della conoscenza scientifica devono essere sempre quantificabili, sia in merito alla quantità, sia per quanto riguarda la loro intensità, la qualità, come quando utilizziamo un termometro per misurare la temperatura, trasformando la percezione del fenomeno da qualitativo a quantitativo.

Kant quindi fa emergere, dalle categorie di relazione, una visione meccanicistica della natura in quanto oggetto di studio scientifico; per le categorie della modalità non c'é un principio comune: é possibile ciò che si accorda con le condizioni formali dell'esperienza, cioè non é contraddittorioesiste, invece, ciò che é oggetto di esperienza; é necessario ciò che è richiesto dalle condizioni generali dell'esperienza. La conoscenza scientifica richiede quindi di quantificare i dati dell'esperienza e di trattarli secondo un rigido meccanicismoKant sostiene che l'uomo può riferire l'esperienza sempre al solo mondo della natura, almeno nei limiti in cui l'uomo può conoscerla. Da ciò ne deriva che i principi sintetici dell'intelletto puro valgono per la natura che dev’essere indagata in modo matematico e meccanicistico, escludendo qualsiasi finalitàlibertà o cause diverse da quelle efficienti. La natura di cui Kant parla è quella fenomenica, che è quanto l'uomo può conoscere, ma che non esaurisce tutto ciò che esiste.


Fenomeno e noumeno.


Kant paragona la conoscenza ad un'isola che possiamo esplorare in ogni angolo, ma che é circondata da un mare tempestoso nel quale non possiamo avventurarci. L'isola della metafora di Kant rappresenta la conoscenza fenomenica, il mondo dell'esperienza, così come ci appare e come viene rielaborato dalle nostre strutture a priori. Il mare inesplorato é invece la cosa-in-sé, o noumeno, che va oltre l'esperienza ed é dunque inconoscibile. Ma comunque il noumeno, per quanto non conoscibile dall'uomo mediante l'esperienza, dev’essere comunque presupposto in quanto Kant sottolinea come i dati della sensazione devono derivare da qualcosa di distinto da noi stessi.

Se nella Dissertazione del 1770 Kant era stato ancora convinto circa la possibilità di poter conoscere la cosa-in-sé tramite l'intuizione dell'intelletto, ora, al termine dell'Analitica trascendentale, giunge invece alla conclusione che la conoscenza dell'uomo non possa andare oltre i confini dell'esperienza, visto che le strutture a priori, senza i dati dell'esperienza, non possono produrre nulla. Il termine noumeno indica per Kant la realtà in sé, distinta dal fenomeno, che é la realtà come viene percepita e conosciuta dal soggetto, mentre il noumeno rimane inconoscibile in sede teoreticaKant tenterà in seguito una spiegazione di tali temi metafisici a livello della morale e dell'analisi del bello, anche se in ambiti d'indagine diversi da quello conoscitivo.

Kant stesso usa un'altra metafora per spiegare i limiti della conoscenza umana e il problema del noumeno: egli dice che la colomba, volando nell'aria, sente la resistenza dell'aria e pensa che potrebbe volare con meno sforzo se l'aria non ci fosse; ma in realtà, dice Kant, senza l'aria sarebbe impossibile lo stesso volo. Allo stesso modo l'intelletto potrebbe ritenere che la conoscenza umana sarebbe più agevole e sicura senza i vincoli posti dall'esperienza, ma senza esperienza Kant sottolinea che non sarebbe invece possibile alcuna conoscenza. Questo era stato secondo Kant l'errore compiuto da Platone che, abbandonando come illusorio il mondo dell'esperienza, per spingersi nel mondo astratto delle idee, l'iperuranio, considerate quale vera conoscenza. Per Kant dunque la conoscenza dell'uomo é solo fenomenica e avviene all'interno dell'esperienza, cioè relativamente ai fatti.

Kant distingue due diversi significati del termine “noumeno”: in senso positivo lo intende come qualcosa che non é oggetto di intuizione sensibile, ma d'intuizione intellettuale che l'uomo però non può avere e dunque é qualcosa di cui non si può parlare; in senso negativo rappresenta qualcosa che supera la nostra sensibilità che noi non possiamo conoscere, ma di cui dobbiamo supporre l'esistenza: in tale seconda accezione il noumeno viene da Kant considerato quale concetto-limite che ci mostra i confini dalla nostra conoscenza e che rimanda ad un mondo distinto da quello fenomenico. Sarà proprio per questi motivi che Kant contrasterà il tentativo di Fichte di rielaborare il pensiero kantiano in termini idealistici. Ma Kant, pur sostenendo che il noumeno é inconoscibile, afferma che non ci é possibile ignorarlo, in quanto la scienza può dirci da quali leggi sono regolati i fenomeni e come funziona il mondo esterno, ma non può dirci nulla né sul suo significato, né su qual'é lo scopo della nostra esistenza. Tali domande che, come Kant dimostrerà nella dialettica trascendentale, oltrepassano i confini di ciò che all'uomo é possibile conoscere, avranno risposta nelle altre due Critiche successive.

Kant 3 - La rivoluzione cpernicana e il criticismo.

 Classi 4° A/B/C Linguistico 

Kant: La rivoluzione copernicana e il criticismo.

Kant, sin dagli Scritti Precritici, aveva evidenziato come la conoscenza umana, indagata secondo l'ottica della filosofia tradizionale, aveva posto la sua attenzione su come il soggetto conoscente indaghi il mondo esterno utilizzando procedure razionali che lo vedono o come protagonista attivo di tale processo, come era accaduto nel Razionalismo, o come spettatore passivo rispetto agli stimoli ambientali che si limita a rielaborare, come era avvenuto nell'Empirismo.

Kant sottolinea come il processo conoscitivo non sia omogeneo ed oggettivoregolato dalla percezione delle qualità possedute dagli oggetti, ma egli sostiene che tale processo sia invece il risultato delle peculiari modalità conoscitive dell'uomo che modella le informazioni sensoriali secondo le sue strutture cognitive, trasformando in modo peculiare le informazioni percepite dall'esternoKant giunge così ad affermare che la prospettiva tradizionale deve essere rovesciata e che non sia la realtà esterna a determinare la conoscenza, cioè l'oggetto, ma che sia lo stesso soggetto conoscente a determinare le caratteristiche dell'oggetto conosciuto, e quindi la conoscenza.

L'interrogativo da cui partire, quindi, non é come l'uomo conosce il mondo, ma come, conoscendolone modifica le caratteristiche secondo le sue strutture cognitive e quali strumenti egli abbia a disposizione per conoscere la realtà. Il problema del criticismo, ripreso da Locke, viene da Kant ampliato e diventa il fulcro intorno a cui ruota la sua intera riflessione filosofica.

Partendo dall'analisi di scienze come la fisica e la matematicaKant sottolinea che esse sono diventate scienze propriamente dette quando, piuttosto che limitarsi a descrivere la realtà data, hanno iniziato a ricostruirla partendo da concetti non derivati dall'esperienza, cioè a priori. Così come la geometria non divenne scienza con gli Egizi che si limitavano a descrivere semplicemente la realtà per tracciare i confini dei campi dopo le piene del Nilo, ma con Talete che produsse le figure a partire dai propri concetti, determinandone così le proprietà, allo stesso modo Kant sostiene  che sia avvenuto per la fisica che é divenuta scienza grazie agli esperimenti col piano inclinato di Galilei e di Torricelli. Da ciò Kant ne consegue  che la ragione é in grado di vedere solo ciò che essa stessa produce: é quindi il soggetto che modella i dati mediante le proprie strutture conoscitive e quindi é da esso che bisogna partire per comprendere come viene costruita la conoscenza scientificaKant sostiene quindi che é all'interno del soggetto stesso che bisogna ricercare quegli elementi a priori in grado di garantire l'universalità di un giudizio. A tale operazione Kant attribuisce il nome di “rivoluzione copernicana”, operando un confronto con Copernico: come Copernico sposta il centro dell'universo dalla terra al sole, così Kant compie una rivoluzione analoga nella conoscenza umana in quanto non é più la conoscenza a regolarsi sugli oggetti esterni, ma sono gli oggetti esterni che assumono le caratteristiche imposte dalle strutture a priori del soggetto umano.

Kant giudica pertanto di importanza fondamentale «giudicare la ragione», cioè sottoporla ad una critica serrata allo scopo di individuarne i limiti e le possibilità. A differenza del criticismo di Locke che era partito dall'analisi del problema del funzionamento della mente umanaKant parte da saperi riconosciuti come scientifici e ne esamina le caratteristiche, quali debbano essere i requisiti essenziali perché un sapere di qualsiasi tipo possa essere definito come scientificoKant attribuisce quindi alla filosofia il compito non soltanto di indagare le possibilità conoscitive della ragione umana, ma anche di individuarne gli eventuali limiti e di escludere dall'indagine filosofica tutti quei saperi che non risultino essere fondati su reali prerogative della ragione stessa. Nella sua analisi della conoscenza Kant distingue tre diverse facoltà conoscitive a cui farà corrispondere altrettante sezioni della Critica della ragion pura:


- la sensibilità che é la facoltà con cui vengono colte le caratteristiche degli oggetti mediante i sensi e che le rielabora tramite le forme a priori di spazio e tempo: tale sezione Kant la chiama estetica trascendentale;


l'intelletto che é la facoltà che ha il compito di rielaborare le singole informazioni sensoriali utilizzando i concetti puri o categorie: tale sezione é chiamata da Kant analitica trascendentale;


- la ragione che é la facoltà che permette, superando l'esperienza, di spiegare la realtà in modo globale mediante le idee: tale sezione é chiamata da Kant dialettica trascendentale.


La Critica della ragion pura: l'estetica trascendentale.


Il termine estetica deriva dal termine greco aisthésis, che vuol dire sensazione, é che definisce lo studio della conoscenza sensoriale, mentre il termine trascendentale indica la ricerca a priori di tale conoscenza, che Kant individua nelle intuizioni pure dello spazio e del tempo. Lo scopo di Kant é cioè quello di indagare le modalità universali e necessarie del funzionamento della sensazione umana, sganciata però da qualsiasi contenuto di esperienza, cioè pura, e autonoma da qualsiasi informazione sensoriale.

Riprendendo la tematica della dissertazione del 1770 dove Kant aveva distinto nei fenomeni, il contenuto dell'esperienza, una materia e una formala prima deriva dal mondo esterno, la seconda deriva dalle strutture conoscitive del soggetto. Perché l'esperienza sia possibile Kant sostiene che le sensazioni devono essere ordinate secondo una forma determinata che non deve essere contenuta nell'esperienza, ma precederla, cioè essere già nel soggetto che conosce prima della sensazione

Se infatti separiamo da un qualsiasi corpo tutte le sue caratteristiche che derivano dalla sensazione, come il colore, la forma, ect., rimane qualcosa che é l'estensione di quel corpo, cioè lo spazioLo spazio é quindi un'intuizione pura, completamente indipendente dalle sensazioni, e che permette che tutte le nostre sensazioni abbiano una forma. Così come lo spazio dà forma alle nostre percezioni esterne, il tempo ordina le nostre percezioni interne: sia il tempo, che lo spazio non derivano dall'esperienzama la rendono possibile, sono cioè trascendentali e funzionano in tutti gli uomini allo stesso modo, sono cioè universali e necessarie.

Kant paragona le intuizioni pure di spazio e tempo a delle lenti colorate che filtrano tutte le nostre esperienzeCiò che noi conosciamo della realtà non corrisponde alla realtà oggettiva: se noi indossiamo delle lenti rosa, noi percepiremo tutta la realtà rosa, ma se un marziano osservasse la nostra realtà molto probabilmente la vedrebbe di tutt'altro colore, magari arancione o blu. Ciò sta ad indicare che ciò che noi percepiamosecondo Kantnon sono le vere caratteristiche degli oggettima quelle che la nostra sensazione ci permette di cogliere di esse, e poiché tutti gli uomini nascono già con le stesse lenti rosa incorporate, che non possono mai togliere, allora la conoscenza sensoriale sarà identica per tutti gli uomini, cioè universale e necessaria. Così la conoscenza sensoriale é sempre fenomenica, cioè data da ciò che l'uomo é in grado di percepire del mondo esterno con le sue facoltà, ma Kant afferma che la realtà oggettiva l'uomo non é in grado di raggiungerla, cioè la vera essenza degli oggetti che l'uomo percepisce é destinata a sfuggirgli. In questo modo Kant può rispondere all'interrogativo iniziale del perché la matematica sia una scienza: essa é una scienza perché é fondata su strutture a priori (lo spazio per la geometria, il tempo, la successione di numeri, per l'aritmetica) che ne garantiscono l'universalità e la necessità.

La geometria euclidea spiega i fenomeni in modo scientifico in quanto li ordina l'intuizione pura dello spazio in modo geometrico. Questa risposta solleva però un altro problema che Kant affronterà al termine della Critica della ragion pura: ciò che l'uomo conosce é comunque il fenomeno, perché la cosa-in-sé, cioè la dimensione oggettiva del mondo, che Kant chiama noumeno, gli sfugge in quanto non potrà mai togliere le lenti colorate e conoscere il vero colore del mondo.


La Critica della ragion pura: l'analitica trascendentale.


Se Kant nella prima sezione della Critica della ragion pural'estetica trascendentale, ha indagato il funzionamento della sensazione staccata da ogni contenuto di esperienza, nella seconda sezione della Critical'analitica trascendentale, indaga il funzionamento dell'intelletto umano e come i dati sensoriali vengano da esso rielaborati in forma pura, cioè staccati da qualsiasi riferimento all'esperienza concreta dell'uomo. Per tale motivo l'analisi risulta essere trascendentale e quindi universale e necessaria, identica nel suo funzionamento per tutti gli uomini. Kant parte dalla distinzione tra la logica generale, che comprende le leggi assolutamente necessarie che governano il pensiero, e la logica trascendentale. Mentre la logica generale ha raggiunto il suo pieno sviluppo con il pensiero di Aristotele, la logica trascendentale riguarda, invece, il pensiero applicato all'esperienzacioè le strutture conoscitive a priori con cui il soggetto conoscente rielabora e collega i dati della sensazioneKant stesso dice che senza sensazione nessun oggetto verrebbe percepito, mentre senza intelletto nessun oggetto verrebbe pensato, in quanto i pensieri senza contenuto sono vuoti e le intuizioni senza concetti risultano essere cieche.

La logica trascendentale si distingue, a sua volta, in due sezioni principalil'analitica trascendentale e la dialettica trascendentaleLa prima studia come l'intelletto, usando i concetti a priori, ordina i dati dell'esperienza; mentre la seconda indaga la ragione, cioè il momento in cui l'intelletto, pretendendo di andare oltre l'esperienza, diventa ragione.

L'analitica é quella parte della logica trascendentale che indaga gli elementi puri dell'intelletto, o detti anche concetti puri dell'intelletto, cioè le categorie: sono definite concetti da Kant in quanto hanno il compito di ridurre ad unità la molteplicità dei dati forniti dall'esperienza e sono puri perché precedono la stessa esperienza.

Kant riprende in qualche modo il pensiero di Locke quando si chiede come l'intelletto rielabora i dati sensoriali, ma lo supera perché Kant non si limita a chiedersi come funziona la mente umana, ma come sia possibile la conoscenza, cioè cosa é necessario presupporre per giungere alla conoscenza scientificaKant non si interroga tanto su quali operazioni compie l'intelletto, ma si interroga invece sulle modalità con cui i dati sensoriali diventano concetti universali e necessarivalidi per tutti gli uomini, che costituiscono il fondamento della conoscenza scientifica.

Poiché ogni nostra conoscenza della realtà si esprime tramite dei giudizi o affermazioni sulla realtà, come Aristotele aveva già dimostrato, é necessario esaminare la tavola dei giudizi, su cui si registra il consenso unanime, e mettere in relazione ad ogni giudizio una categoria. Dal momento che ogni giudizio é dato dall'unione di un soggetto e di un predicato, allora esisterà secondo Kant un concetto a priori che regolerà ogni possibile relazione tra un giudizio e una categoria.

Kant riduce quindi le tradizionali 10 categorie aristoteliche a 4 soltanto:


quantità;

qualità;

relazione;

modalità;


Ad ognuna di queste categorie o concetti puri dell'intelletto corrispondono tre diverse tipologie di giudizi che riassumono in generale ogni tipo di affermazione e di relazione che noi possiamo effettuare sulla realtà.

Kant, attraverso l'uso dei concetti puri, risolve il problema lasciato aperto dagli empiristi circa l'impossibilità di ricavare giudizi universali, e quindi leggi scientifiche, da una serie limitata di osservazioni empiriche: era il problema dell'induzione analizzato da Hume che si era chiesto quante osservazioni empiriche di un dato fenomeno fossero sufficienti per permetterci di generalizzare la nostra esperienza in una legge di validità universale; la risposta che Hume aveva dato era che l'induzione poteva avere semplicemente validità sul piano pratico, ma non su quello razionale.

Kant risolve elegantemente il problemal'universalità non può essere data da una generalizzazione dell'esperienzaoperazione per lui illecita in quanto l'esperienza non può mai esaurire tutti i casi possibili, ma dalla sua componente a prioriche non dipende dall'esperienza, e che é sempre uguale per tutti gli uomini, e quindi universaleL'universalità é data dalla forma della nostra conoscenza che prescinde dalla variabilità dei singoli contenuti esaminatiLocke, ad esempio, aveva criticato l'oggettività dell'idea di sostanza perché, in quanto idea complessa, era il risultato di una nostra costruzione mentale, cioè di un'operazione astratta dell'intelletto a cui non corrisponde alcuna realtà oggettiva ed esterna: noi percepiamo di un oggetto singole qualità (odore, sapore, colore, etc) e le riuniamo riferendole a una sostanza, o essenza, che non ha alcuna esistenza reale o oggettiva; anche secondo Kant la sostanza non corrisponde ad alcuna realtà oggettivain quanto questa non la possiamo conoscere, essa é infatti il noumeno o cosa

-in-sé, ma la sostanza come categoria o concetto astratto ci permette di unificare i fenomeni, ed essendo la stessa per tutti gli uomini, essa é universale e può essere considerata come oggettiva: non perché possa essere riferita ad una realtà a sé stante, ma perché è comune al modo di conoscere di tutti gli uomini.

Anche per quanto riguarda il problema della causalità si può fare lo stesso discorso: Hume aveva dimostrato che non la possiamo considerare come un legame necessario tra fatti (se c'é A, allora c'é anche B), ma solo come un'idea complessa che l'abitudine ripetuta di osservare assieme due fenomeni, ci porta a creare un'associazione tra di essi: Kant, considerando anche la causalità come una categoria, ne salva il carattere soggettivo sottolineato da Hume, in quanto non riguarda la realtà in sé, ma solo il nostro modo di conoscere, ma le attribuisce anche universalità in quanto i dati della nostra esperienza sono da lei organizzati allo stesso modo in tutti gli uomini, condividendo le stesse strutture di conoscenza a priori che rendono anche la causalità universale e necessaria per tutti e allo stesso modo.

Kant 2 - Gli Scritti Precritici.

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Kant: Gli Scritti Precritici.

I primi scritti di Kant sono di argomento scientifico, anche perché all'epoca la fisica era ancora considerata come “philosophia naturalis” o filosofia naturale, e considerata a tutti gli effetti un settore di indagine di chiara pertinenza filosofica. Nel suo saggio, intitolato “Pensieri sulla vera valutazione delle forze vive” che scrive nel 1746 e che sarà pubblicato nel 1749, Kant prende posizione sulla disputa tra Cartesio e Leibniz a proposito della forza, dichiarando il suo accordo con le tesi di Leibniz che aveva definito la forza come il prodotto tra la massa e il quadrato della velocità e non, come invece affermava Cartesio, dal prodotto semplice tra la massa per la velocità.
In questo modo Kant distingue tra forza e movimento e riprende la teoria della monade di Leibniz come sostanza-energia. Nel 1755 pubblica la sua opera scientifica più importante, “La storia universale della natura e teoria del cielo”, in cui Kant ipotizza l'origine dell'universo da una nebulosa originaria che, basandosi sul concetto newtoniano di forza, avrebbe prodotto il cosmo attuale. L'«ipotesi Kant-Laplace», come verrà chiamata in seguito, rappresenta un'ipotesi importante in quanto prospetta un'evoluzione dell'universo intesa in termini esclusivamente meccanicistici, senza ricorrere né a Dio e alla sua creazione, né a delle cause finali.
Una spiegazione puramente meccanicistica caratterizza anche tutte le altre opere kantiane del periodo, che sono dedicate allo studio dei terremoti, dei venti, o alla geografia. Ciò dimostra come gli interessi legati all'ambito naturale vadano di pari passo con l'indagine metafisica: sopratutto nella “Monadologia physica”, del 1756, dove Kant rivede in modo radicale le teorie di Leibniz e riduce le monadi ad atomi materiali.
Nel 1757 Kant si occupa in modo approfondito di geografia fisica, studiando i caratteri peculiari delle diverse popolazioni della terra secondo una prospettiva antropologica, interesse che coltiverà anche nei decenni successivi.
Dal 1762 gli interessi scientifici passano in secondo piano rispetto agli interessi filosofici, sopratutto inerenti allo studio della metafisica e alla possibilità di fondarla su presupposti scientifici.
Nello stesso anno Kant pubblica «L'unico argomento possibile per una dimostrazione dell'esistenza di Dio», in cui critica sia l'argomento ontologico, nella sua forma tradizionale, che era stata ripresa in precedenza dallo stesso Cartesio, sia le prove cosmologiche tradizionali.
Nonostante Kant esamini la possibilità di presentare l'argomento ontologico con una nuova veste, egli giunge alla conclusione che l'esistenza di Dio sia oggetto di fede, piuttosto che di dimostrazione razionale. Inoltre in quest'opera Kant anticipa alcuni temi che svilupperà in seguito sia nella Critica della ragion pura, che nella Critica del giudizio, come i concetti di bello e di sublime nelle loro implicazioni etiche ed estetiche: Kant si occupa in particolare delle azioni belle e di quelle sublimi, le prime legate alla loro funzione sociale, le seconde disinteressate, prive di qualsiasi finalità e considerate dei valori in sé.
Nel 1766 Kant scrive i “Sogni di un visionario chiariti con i sogni della metafisica”, una delle opere più importanti del periodo precritico. L'opera prende l'avvio dalle visioni di Emanuel Swedenborg, un teologo svedese che affermava di poter parlare con i morti. Kant, prendendo spunto da tale episodio, affronta il problema dell'esistenza o meno di sostanze immateriali e, in particolare, di un'anima immortale: Kant utilizzando un tono ironico e condannando le pretese di Swedenborg, sottolinea che il vero problema sul quale la filosofia deve concentrarsi consiste nel determinare i limiti della conoscenza umana e avanza l'ipotesi che non si possa parlare di ciò che non cade sotto i nostri sensi. Kant inizia così a delineare una nuova concezione della metafisica che diventerà il fulcro della Critica della ragion pura: la metafisica considerata non più come la scienza delle cause ultime o delle sostanze, ma lo studio dei limiti e delle possibilità della conoscenza umana. L'oggetto della metafisica non é più quindi l'indagine del mondo, ma del soggetto che lo conosce. Tale problema del criticismo Kant lo riprende da Locke e lo sviluppa gradualmente sino agli scritti critici veri e propri, di cui il primo é dato dalla dissertazione che Kant scrive in occasione del concorso quale professore ordinario, intitolato
 “Sulla forma e i principi del mondo sensibile e intelligibile” del 1770, in cui distingue nei fenomeni tra contenuto e forma: mentre il contenuto deriva dalle cose, la forma é invece data dalla nostra sensibilità che si esplica nelle forme di spazio e tempo, che non sono quindi proprietà degli oggetti, ma strutture percettive dell'uomo. La conoscenza del mondo é quindi non oggettiva, ma rielaborata dal soggetto. Tale presupposto verrà definita dallo stesso Kant la “grande luce” e costituirà la base successiva del criticismo. Nella dissertazione del 1770, egli distingue inoltre tra conoscenza fenomenica e conoscenza noumenica, affermando però, diversamente da ciò che dirà in seguito, che anche la conoscenza noumenica é possibile: Kant afferma che noi conosciamo il fenomeno con i sensi, ma l'intelletto (Nôus) é capace di andare oltre il fenomeno, di cogliere in modo intuitivo la cosa-in-sé, il noumeno. Successivamente nella Critica della ragion pura tale certezza verrà meno e anche la conoscenza intellettiva sarà confinata esclusivamente al mondo dei fenomeni, mentre il noumeno o cosa-in-sé rimarrà irraggiungibile, al di là dei limiti della conoscenza umana possibile. La soluzione alla conoscenza della realtà noumenica lascia comunque Kant stesso insoddisfatto come risulta da una sua lettera scritta a Marcus Hertz, suo allievo a Könisberg, nel 1772: in tale lettera Kant ipotizza la possibilità di individuare anche nella conoscenza intellettiva alcune strutture a priori, le categorie, come aveva già accennato nella dissertazione del 1770. In questa lettera Kant usa per la prima volta l'espressione di Critica della ragion pura quale titolo opportuno per un'opera dedicata a tali questioni rispetto al titolo originario precedente di “I limiti della sensibilità e della ragione”.

La fondazione del sapere.

Se l'indagine filosofica di Kant prende sicuramente spunto dal razionalismo illuministico, sopratutto da quello sviluppato da Christian Wolff, ma anche dal razionalismo di Leibniz, i punti di riferimento di Kant sono molto più ampi e si rifanno, dal punto di vista scientifico, alle teorie di Newton che dominavano lo scenario scientifico inglese. Nel corso del Settecento però lo scetticismo di Hume aveva permesso di rimettere in discussione i fondamenti della scienza naturale, criticando il principio di causalità che ne costituiva uno dei presupposti più importanti. Kant é fortemente convinto che sia la fisica, che la matematica siano delle scienze certe, anche se accoglie parzialmente le obiezioni di Hume, a cui attribuisce il merito di «averlo destato dal sonno dogmatico», mettendo in discussione l'universalità e l'oggettività della conoscenza, nonché la possibilità stessa di una metafisica.
Secondo Kant il problema non é quello di dimostrare che fisica e matematica siano scienze, ma quello di stabilire come sia possibile una conoscenza scientifica. Kant vuole quindi individuare il fondamento del sapere scientifico, mentre per quanto concerne la metafisica che, a differenza della fisica e della matematica, rappresenta un sapere in cui manca una teoria che abbia registrato il consenso unanime degli studiosi e che ne abbia consentito il progresso nella conoscenza. L'interrogativo che Kant si pone é se la metafisica possa essere una scienza, così come la fisica e la matematica, e costituisce il problema a cui la Critica della ragion pura dovrà fornire una risposta certa ed esaustiva. Ma la prospettiva in cui Kant intende muoversi é molto più complessa e articolata: il criticismo, inteso quale indagine sui limiti e le possibilità della ragione umana, lo porterà a ricercare il fondamento stesso del sapere umano.
Kant, inizialmente, aveva pensato di intitolare la propria opera “I limiti della sensibilità e della ragione” che ne esprime chiaramente l'intento, ma si rivela essere meno incisivo del titolo definitivo. Il termine «Critica» deriva infatti dal greco kríno che significa sia “separare”, che “decidere giuridicamente”: Kant vuole quindi, da un lato, analizzare la ragione allo scopo di descriverne natura e funzioni, dall'altro sottoporla al giudizio del tribunale della ragione stessa onde poter valutare cosa e come può conoscere. Per tali motivi la filosofia kantiana assume la denominazione di criticismo. Un altro aspetto importante che Kant sottolinea nel titolo é che l'oggetto di tale ricerca é la ragione «pura», considerata cioè di per se stessa, come indipendente da qualsiasi forma di esperienza e di contenuto empirico ad essa collegato. 
La ragione indagata da Kant non presenta più i caratteri della ragione tipicamente illuministica: cioè colei che, unica, poteva liberare l'umanità dalle sue superstizioni e dai suoi pregiudizi, garantendo il miglioramento delle condizioni di vita a livello universale. Da tale visione ottimistica delle possibilità da parte dell'uomo di poter adeguatamente conoscere la realtà e di dominarla per i suoi scopi pratici, Kant si discosta in modo netto da tale fiducia nelle possibilità illimitate della ragione umana e sottolinea la necessità che, prima di dedicarsi all'indagine del mondo esterno, la ragione indaghi appunto se stessa, le sue modalità di funzionamento, allo scopo di individuare eventuali limiti e criticità. Nella Prefazione alla prima edizione dell'opera, del 1781, Kant puntualizza la necessità di tutelare le pretese che la ragione dimostrerà come legittime e di sua pertinenza, mentre vanno condannati ed eliminati quegli ambiti conoscitivi che falliscono tale esame, evidenziando i limiti precisi oltre i quali ogni pretesa conoscitiva dell'uomo risulta essere infondata e non oggettivamente dimostrabile. Ciò che Kant intende quindi é l'analisi della ragione umana astratta da ogni influenza dell'esperienza, dalla variabilità dovuta ai diversi usi, costumi e cultura, propri di ogni popolazione umana, così come dall'influenza del pensiero dei filosofi precedenti.

I giudizi sintetici a priori.

Il punto di partenza assunto da Kant prende le mosse dalla logica di Aristotele e dai giudizi, in quanto ogni conoscenza si traduce sempre in un giudizio sulla realtà, che si concretizza nell'attribuzione di uno o più predicati ad un soggetto. Kant sostiene che per fondare la conoscenza, é necessario in via preliminare chiedersi quali tipi di giudizi sono possibili e, tra questi, quali possono essere considerati scientifici.
Le tipologie di giudizi presi in esame da Kant sono sopratutto tre: 

- i giudizi analitici a priori;
- i giudizi sintetici a posteriori;
- i giudizi sintetici a priori.

I giudizi analitici a priori, sono quelli dotati di universalità, ma che non ampliano la conoscenza, in quanto il predicato é già implicitamente contenuto nel soggetto e le operazioni che utilizziamo servono per rendere esplicite le caratteristiche già presenti nel soggetto stesso. Un esempio di tali giudizi é rappresentato dai giudizi matematici e geometrici, come ad esempio il giudizio analitico “il triangolo ha tre lati”, in cui il soggetto, triangolo, contiene già in sé la caratteristica di avere tre lati espresse dal suo predicato e quindi il predicato non aggiunge alcuna conoscenza in più rispetto a quanto asserito in precedenza dal soggetto; o il giudizio 2+2= 4 in cui il risultato non aggiunge alcun elemento conoscitivo in più rispetto a 2+2 in quanto non può portare ad un qualsiasi altro risultato; un altro esempio é dato dal giudizio tutti i corpi sono estesi, dove la caratteristica dell'estensione non aggiunge nulla di nuovo alla definizione di materia presente già in precedenza nel soggetto: non esiste infatti alcuna materia che non sia dotata di estensione. Tali giudizi sono universali e necessari, validi cioè per tutti gli uomini senza alcun bisogno di dimostrazioni, ma non ampliano la nostra conoscenza in quanto sono totalmente sganciati dall'esperienza: sono analitici, infatti, in quanto universali e necessari, a priori in quanto precedono qualsiasi esperienza, e sono i giudizi tipicamente usati dai filosofi razionalisti quali Cartesio, Leibniz e Spinoza.
I giudizi sintetici a posteriori, invece, sono quelli che ampliano la nostra conoscenza, in quanto si rifanno all'esperienza, ma non sono dotati di universalità e necessità, proprio questo aspetto viene sottolineato da Kant con il termine posteriori, cioè dopo l'esperienza, mentre sono sintetici in quanto in essi il predicato aggiunge qualche conoscenza ulteriore rispetto al soggetto. Tali giudizi sono tipicamente usati dai filosofi empiristi come Locke, Hume e Hobbes. Un esempio di tali giudizi é dato dal giudizio tutti i corpi sono pesanti, dove la caratteristica di pesantezza non é insita nel concetto di corpo, ma deriva dall'esperienza: tali giudizi arricchiscono quindi la nostra conoscenza, ma non possono dotarsi dei caratteri di universalità e necessità propria dei giudizi analitici in quanto un individuo non potrà mai sperimentare in modo diretto con le sue osservazioni che tutti i corpi esistenti in natura siano effettivamente pesanti come recita il giudizio. Il terzo gruppo di giudizi esaminati da Kant sono i giudizi sintetici a priori che, in quanto sintetici, ampliano la nostra conoscenza, e in quanto a priori, sono dotati di universalità e necessità: tali giudizi rappresentano per Kant la tipologia dei giudizi scientifici per eccellenza.
Ciò avviene in quanto da un lato tali giudizi arricchiscono la conoscenza, individuando, mediante l'esperienza e gli esperimenti, caratteristiche non ricavabili dal soggetto, dall'altro si presentano come universali e necessari, come avviene per tutte le leggi scientifiche. Tutti i giudizi scientifici sono sintetici a priori, compresi quelli della matematica, considerati solitamente analitici, in quanto dalla somma di 5+12, noi per poter raggiungere un risultato dobbiamo procedere a dei calcoli ulteriori che aggiungono nuove conoscenze a quelle già in nostro possesso, contenute nell'operazione iniziale. Una volta dimostrato che i giudizi scientifici sono sintetici a priori, Kant procederà alla ricerca e all'inventario degli elementi a priori contenuti nella nostra conoscenza, operando la sintesi e il superamento sia dei limiti del Razionalismo, che di quelli dell'Empirismo, tracciando così una nuova strada verso l'indagine dei processi conoscitivi che l'uomo utilizza per indagare la realtà circostante.

Kant 1 - Contesto storico - culturale, biografia e opere.

Classi 4° A/B/C Linguistico

Contesto storico e culturale.
 

La formazione e buona parte della maturità di Kant hanno come sfondo politico il lungo regno di Federico II (1740/1786), il più illuminista dei sovrani e amico personale di Voltaire che per lungo tempo fu il suo consigliere personaleFederico promuove una serie di importanti riforme, tra cui l'abolizione della tortura e della pena di morte, nonché l'istituzione della scuola elementare obbligatoria. La Prussia dell'epoca non possiede un tessuto sociale di piccola e media borghesia come avviene in Francia e in Inghilterra, ma se le campagne sono ancora dominate dal l'aristocrazia terriera, nelle città, invece, esiste sin dal Medioevo una borghesia mercantile e manifatturiera che sostiene la politica di riforme di Federico II e ne beneficia. Anche in Prussia, quindi, l'Illuminismo si sviluppa di pari passo con la borghesia e con riforme di stampo liberale, realizzandosi con modalità diverse rispetto a Francia e Inghilterra. La Prussia non possiede né il vasto consenso popolare garantito da una classe che ha da tempo raggiunto il potere politico, quale ceto dominante, ed economico, come in Inghilterra, ne possiede la carica polemica e rivoluzionaria che aveva assunto in Francia dove la borghesia dapprima lotta contro il potere nobiliare e, dopo la morte del re Luigi XIV, diviene la forza politica più potente del paese. In Prussia si realizza il "dispotismo illuminato" teorizzato da Voltaire come fase di passaggio per educare il popolo alla partecipazione politica: in realtà però il vero passaggio al liberalismo politico nel Settecento in Prussia non avverrà mai. La città di Königsberg in cui vive Kant, pur non centrale come posizione geografica, rappresenta un centro importante del regno prussiano sia come sede di incoronazione del re Federico I nel 1701, sia come centro culturale e filosofico all'avanguardia perché qui insegna uno dei più famosi discepoli di WolffFranz Albert Schultz. Inoltre é proprio a Königsberg che si diffonde il pietismo, una corrente luterana particolarmente rigida che mostra maggiore attenzione alla coerenza di vita e al rigore morale, piuttosto che ai riti e ai dogmi: sarà proprio tale corrente ad influenzare Kant attraverso la madre che ne era una fervente sostenitrice.


L'Illuminismo tedesco.


Kant vive in pieno il periodo illuministico, ma di un Illuminismo dai caratteri ben diversi da quello europeo e, in particolare, da quello francese. Per i “philosophes” la ragione si differenzia da quella cartesiana, in grado di dare una risposta ad ogni problema: seguendo l'influenza dell'empirismo inglese, la ragione per gli illuministi francesi é orientata alla soluzione dei problemi pratici e al miglioramento della vita umana e sociale. In accordo con gli empiristi inglesi, l'Illuminismo francese rinuncia a qualsiasi pretesa metafisica per limitare la conoscenza dell'uomo alla sola esperienza. Nonostante ciò in Germania la tradizione metafisica sopravvive grazie all'apporto di Leibniz prima e di Wolff poi, stretto sostenitore di Leibniz. In Schultzfilosofopastore e direttore del Collegium Fridericianum, al quale lo stesso Kant verrà iscritto dalla madre, si giunge alla fusione di razionalismo e di pietismo proprio nella predicazione di Schultz. In Germanial'Illuminismo viene contestato prima che in altri paesi: dal 1770 grazie a Goethe e a Herder, a cui si aggiungerà in seguito anche Schiller, nasce e si diffonde lo Sturm und Drang (Tempesta e impeto), il movimento letterario ed artistico che anticipa e prepara il Romanticismo. Nell'opera kantiana saranno presenti entrambe le prospettive: da una parte egli rappresenta il punto di arrivo dell'Illuminismo, mentre dall'altro anticipa temi fondamentali del Romanticismo e dell'Idealismo dal quale sarà riconosciuto, nonostante il suo disaccordo, l'ispiratore principale.


Kant: vita e opere.


Kant nasce nel 1724 nella cittadina di Könisberg, nella Prussia orientale, in cui trascorrerà per intero la sua vita senza grossi eventi significativi. Dopo gli studi al CollegiumFridericianum, dove Kant frequenta dal 1732, egli si iscrive all'Università Albertina della stessa città, dove studia scienze naturali e filosofia sotto la guida di Martin Knutzen, allievo di Wolff, ma anche fine conoscitore sia dell'empirismo inglese, nonché del pensiero scientifico di Newton.

Nel 1755 consegue il dottorato e la libera docenza grazie ad alcuni argomenti di carattere scientifico (Sul fuoco) e filosofico (Nuova delucidazione dei primi principi della conoscenza metafisica).

Nello stesso anno espone anche una nuova teoria cosmologica, intitolata "Storia universale della natura e teoria del cielo" che verrà poi riformulata da Laplace e diventerà poi nota come «ipotesi di Kant-Laplace». Nel 1770 Kant, che aveva insegnato fino ad allora come libero docente, retribuito direttamente dagli studenti che richiedevano di partecipare ai suoi corsi, diventa professore ordinario superando un concorso per il quale presenta il saggio "De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis (Sulla forma e i principi del mondo sensibile e intelligibile), che prelude al periodo critico

Nel 1781 Kant pubblica la «Critica della Ragion Pura», e lo scarso successo riscontrato dall'opera lo induce a preparare un'opera di intento divulgativa, i “Prolegomeni a ogni futura metafisica che si presenterà come scienza” del 1783, seguiti dalla “Fondazione della metafisica dei costumi” del 1785 e dalla “Critica della ragion pratica” del 1788.

Nel 1790 Kant pubblica la “Critica del giudizio” e tale opera precede la pubblicazione che gli creerà i maggiori problemi, cioè “La religione entro i limiti della sola ragione” del 1793, che sarà condannata dalla politica conservatrice del successore di Federico IIFederico Guglielmo II.

Nel 1797 Kant pubblica la “metafisica dei costumi” che sarà seguita dall'ultima delle grandi opere, la “Antropologia dal punto di vista pragmatico” che vedrà la pubblicazione nel 1798.

Nel frattempo la filosofia kantiana diventa un punto di riferimento essenziale sia in Germania, che in Europa, e Fichte ne sviluppa le implicazioni in termini idealisticiKantnel 1796 abbandona l'insegnamento e impegna tutto il proprio tempo e le proprie energie contro questa interpretazione idealistica del suo pensiero, giungendo a contestarne le posizioni nel «Chiarimento a proposito della Dottrina della scienza di Fichte» che pubblica nel 1798. Poco prima della sua morte, nel 1804, gli allievi curano la pubblicazione di alcuni suoi corsi accademici, come la “Logica” nel 1800 e la “Pedagogia” nel 1803.


Presupposti generali e linee guida del pensiero kantiano.


Kant, partendo dal presupposto che discipline quali matematica e fisica possano essere a pieno titolo considerate quali scienze, si chiede quale sia il fondamento di questi saperi che vantano il carattere di universalità. Se é vero che la scienza deve basarsi sui giudizi, tuttavia Kant si chiede di che tipo tali giudizi debbano essere. 

Il giudizio analitico a priori, pur non ampliando la conoscenza, ha il carattere utile della universalità ed é quello tipico utilizzato dai razionalisti; il giudizio sintetico a posterioriche, pur non essendo universale, é frutto di esperienza ed amplia la nostra conoscenza, ed é la tipologia di giudizio prettamente utilizzato dagli empiristi. Per Kant, invece, i giudizi scientifici adeguati sono dati dai giudizi sintetici a priori, che sono universali, cioè validi per tutti gli uomini, ma legati anche all'esperienza pur non dipendendo da essa in termini esclusivi. Ciò é possibile per Kant in quanto l'elemento a priori deriva dallo stesso soggetto conoscentela conoscenza é quindi definibile per Kant come sintesi di esperienza e di principi a priori e compito della filosofia é proprio quello di indagare tali principi. Se riguardo alla conoscenza la ragione deve partire dall'esperienza e non può andare oltre, in ambito pratico invece, cioè nella moralela ragione deve determinare la volontà che permette all'uomo di agire in quanto essere morale, indipendentemente da ogni circostanza specifica, da ogni condizionamento dell'esperienza e da ogni motivazione esterna: secondo Kant la morale deve fornire all'uomo solo la forma e non entrare in merito al contenuto specifico delle azioni allo scopo di aspirare alla sua validità universale, essere cioè valida universalmente per tutti gli uomini. Inoltre la morale deve essere autonoma, cioè fondarsi solo su se stessa, perché altrimenti non sarebbe governata esclusivamente dalla ragione, ma da altri fattori quali educazione, tradizione, cultura o interesse personale. L'esistenza di una morale autonoma e universale deve necessariamente presupporre alcuni postulati come la libertàl'immortalità dell'anima e l'esistenza di Dio. La metafisica, ritenuta impraticabile dal punto di vista conoscitivo, viene recuperata da Kant  sul piano della moralità. Le prime due Critiche aprono la strada verso un dualismo apparentemente inconciliabile: la conoscenza, vincolata alla necessità propria delle strutture mentali tipiche di ogni uomo, e la libertà della morale, condizione imprenscindibile perché abbia un senso parlare di azione morale e di responsabilità personale. Se conoscenza scientifica e azione morale sembrano contrapporsi ed apparire come mondi eterogenei non aventi tra loro nulla in comune,  Kant tenta una conciliazione con la terza Critica, quella del Giudizio: se il mondo, oltre che essere un meccanismo ordinato e prevedibile di fenomeni da conoscere, possiede un suo significato per l'uomo, ciò é possibile individuando all'interno della natura una duplice finalità: artistica in relazione al giudizio estetico, avente come oggetto la bellezza, e teleologica, cioè finalistica, in cui lo scopo di esistenza della natura é proprio lo scenario in cui si realizza la libertà morale dell'uomo.

Dall'interrogativo sul criticismo e sulle possibilità conoscitive della ragione umanaKantarriva, attraverso l'azione morale e la sua libertà, ad affermare che é proprio nell'arte e nella contemplazione della bellezza della natura che il dualismo tra necessità e libertà si ricompone, proponendo una visione dell'uomo e della realtà unitaria ed organicamente coerente.

Hume 2 - La morale del sentimento.

Classi 4°A/B/C Linguistico.

 Hume: la morale del sentimento.

Hume segue anche in ambito morale gli stessi presupposti su cui aveva sviluppato la sua teoria della conoscenza, affermando che il proprio intento non é quello di individuare norme prescrittive di comportamento che siano universalmente valide, ma bensì di descrivere come gli uomini si comportano e quali siano gli interessi che li spingono ad agire in un dato modo: Hume, quindi, non propone delle regole da seguire, sotto forma di leggi e di principi che obbligano ogni uomo a comportarsi in un certo modo, ma cerca di descrivere, senza giudicare, quali siano le cause in grado di spiegare le scelte di comportamento di ogni uomo nella vita quotidiana. Si tratta, quindi, di una morale che non può vincolare la libera scelta e che non può vantare alcuna pretesa razionale per essere legittimata. Nel suo saggio, intitolato Ricerca sui principi della morale, Hume vuole, partendo dall'esperienza, applicare ancora una volta la conoscenza della natura umana anche in riferimento alla morale. Egli sottolinea come, spesso, il giudizio circa la bontà o malvagità di un'azione venga espresso in riferimento all'utilità pubblica o meno dell'azione che viene commessa: se risulterà utile alla società verrà giudicata come buona, se sarà giudicata dannosa allora sarà definita cattiva. Hume ipotizza che i condizionamenti educativi che vengono attivati sui  comportamenti dei bambini si trasformino, con l'andare del tempo, in abitudini consolidate e poi in certezze che non vengono mai sottoposte a dubbio una volta che gli individui diventano adulti: l'educazione influenzerebbe in modo importante le diverse modalità di pensiero e di giudizio di ogni individuo.
Tuttavia Hume prosegue dicendo che l'influsso dell'educazione, sicuramente forte, non può spiegare in modo soddisfacente la nostra capacità di mostrare apprezzamento o avversione verso oggetti e comportamenti: egli ipotizza, quindi, che debba esistere nella natura umana un qualche fattore responsabile di tali capacità. Così come la credenza non ha nessun fondamento razionale, ma é riconducibile al sentimento, allo stesso modo sostiene che avvenga anche per la morale e che per questo motivo essa trovi il proprio fondamento sul sentimento, facoltà umana presente universalmente in ciascun individuo e che tutti sono in grado di riconoscere quale linguaggio universale. Hume, all'interno del terzo libro del suo Trattato sulla natura umana, si pone il problema se la morale possa essere controllata e influenzata dalla ragione, permettendo all'individuo di poter esprimere giudizi universali che possano essere dichiarati veri o falsi, permettendo così l'applicazione di norme morali  razionali e valide universalmente e non soggettive e relative in quanto riferite alle peculiari esperienze, diverse in ogni individuo.
Hume, però, precisa circa l'impossibilità di poter formulare giudizi di qualsiasi natura che abbiano pretesa di verità o di falsità: i giudizi morali non sono riferibili alla ragione umana perché sono riferiti alle materie di fatto e non alle idee e alle loro relazioni, cioè a contenuti di esperienza che non hanno alcuna rilevanza morale: la morale non é nell'azione, ma nella reazione che suscita nel soggetto che la giudica: la moralità é quindi un sentimento, non un dato di fatto o un oggetto della ragione. La morale per Hume, quindi, é strettamente collegata al sentimento e alla natura umana, visto che tutti gli uomini provano sentimenti simili in circostanze simili. Non esistono dunque fatti che siano per sé stessi morali o immorali, essi possono essere soltanto descritti o spiegati, ma non oggetto di giudizi di valutazione.
Tali premesse avranno talmente seguito nella filosofia successiva che verrano chiamate legge di Hume: tale legge afferma che non é possibile derivare delle norme da dei fatti, cioè essa intende dire che non é assolutamente possibile fondare un'etica normativa, in grado di stabilire che cosa é bene o sia giusto fare, e allo stesso tempo esclude l'esistenza di principi razionali in ambito etico.
Secondo Hume la morale é un sentimento che l'uomo prova in relazione ai fatti, paragonabile alle impressioni che derivano dalle percezioni: l'impressione che deriva dalle azioni virtuose é gradevole e per questo motivo noi le riteniamo tali.
Secondo Hume noi tendiamo a giudicare virtuosa o viziosa un'azione a seconda che la sua vista provochi in noi sentimenti di piacere o di dolore. Hume assume che i principi o le norme della morale sono soltanto delle costruzioni teoriche che noi utilizziamo per giustificare il piacere o l'avversione spontanei verso le azioni che osserviamo: noi sentiamo, senza alcuna riflessione razionale, che un comportamento é giusto o sbagliato, e soltanto dopo motiviamo questa reazione naturale con delle giustificazioni razionali: questo non significa che é virtuoso ciò che piace e malvagio ciò che non ci piace, ma che la natura umana possiede, grazie al sentimento, la capacità di distinguere il bene e il male senza far riferimento alla ragione.
Anche per quanto riguarda la società, Hume individua nel sentimento il suo fondamento, in quanto la morale sociale é finalizzata all'utilità comune, anche se non esistono principi universali o leggi in grado di vincolare l'agire sociale: se le leggi in uno Stato esistono per garantire l'utile di tutti, tuttavia la morale sociale richiede un'adesione personale ai principi, un sentire la loro positività.
Se Hume riconosce che lo scopo dell'agire morale é l'utile e l'interesse personale, tuttavia sostiene che l'uomo prova anche un naturale sentimento di simpatia verso gli altri uomini, la capacità di provare reazioni simili agli altri uomini, di sentire con, dinanzi agli stessi eventi.
L'universalità della morale si fonda per Hume sulla simpatia e, grazie alla comune natura umana che assume le stesse caratteristiche in tutti gli uomini, tutti gli uomini condividono le stesse reazioni verso gli stessi eventi.